Università del Salento, Lecce

Tasse fuoricorso (nuovo costo standard dopo la sentenza della corte costituzionale) – 22 giugno

NUOVO COSTO STANDARD DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE
COSTITUZIONALE

Lo scorso 20 giugno è stato bollinato il decreto Legge sul Mezzogiorno varato dal Governo,
dopo che lo scorso 12 maggio una sentenza della Corte Costituzionale aveva decretato
incostituzionali l’articolo 8 e in parte l’articolo 10 del decreto legislativo 49 del 2012.
Il parere negativo non ha inciso sullo strumento del costo standard, quanto sui criteri
necessari alla definizione e calcolo dello stesso.

Per costo standard si intende il costo attribuito ad uno studente iscritto regolarmente ad un
qualsiasi corso di studi tenendo conto della tipologia del corso, dimensioni ateneo e
localizzazione geografica; questo parametro è il riferimento alla ripartizione annuale del FFO
tra i vari atenei italiani.

Di fatto, viene salvata una parte importante del finanziamento ordinario delle università: uno
step reso necessario dall’introduzione della no tax area della Legge di Stabilità, lasciando
però invariato il vecchio sistema e non accogliendo le richieste di modifica avanzate dallarappresentanza studentesca e da vari rettori.

Le nostre dichiarazioni:

È necessario infatti sottolineare tre fondamentali perplessità. In primo luogo esclusione deglistudenti fuori corso dal calcolo del costo standard.
La disciplina continua a perseguire una linea di politica che non tiene conto della percentuale
di studenti, talvolta consistente, presente in tutti gli atenei italiani e che di fatto il prossimo
anno rientrerà nel conteggio per la no tax area come “meritevoli”.

La seconda perplessità riguarda l’utilizzo della numerosità come parametro per il calcolo del
costo standard: si continua a tenere conto della “quantità” e non delle peculiarità di ogni
singolo corso di laurea, si continuano ad ignorare le esigenze di ogni specifica laurea e sirimette al Miur la decisione su quali corsi potranno ricevere l’accreditamento per numerosità.

Infine, l’introduzione di una nuova quota perequativa, aggiuntiva a quella già esistente basata sulla capacità contributiva di ogni regione, che tenga conto della “diversa accessibilità di ogni università in funzione della rete dei trasporti e dei collegamenti”. 
Un parametro che a primoimpatto potrebbe sembrare positivo ma che di fatto non vede specificate le caratteristiche e iriferimenti su cui calcolare tale quota, lasciando nel dubbio.

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