Università del Salento, Lecce

L’impatto psicologico dell’isolamento

L’impatto psicologico dell’isolamento

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🏡 Un piccolo grande incoraggiamento

La crescente diffusione del virus COVID 19 ha imposto l’adozione di opportune ed intelligenti misure di salute pubblica, tra cui l’istituzione della quarantena obbligatoria ed un invito alla riduzione dei contatti sociali per tutta la popolazione.

L’ impatto psicologico di un isolamento imposto è inevitabile nella misura in cui minaccia la nostra quotidianità, quella quotidianità a cui spesso diamo una nota quasi negativa e che ora è l’unica cosa che vorremmo, molto simile ad un miraggio.

Entrare in isolamento può quindi essere un’esperienza in parte spaventosa, dai potenziali effetti psicologici negativi a lungo termine a causa della destrutturazione della dimensione individuale di conseguenza ad un cambiamento radicale.
Come ogni cambiamento, nel suo più essenziale significato, il sentimento predominante è quello di angoscia, paura: un segnale che ci invita a prestare maggior attenzione a ciò che sta per accadere.

Per comprendere il valore dell’ impatto psicologico in questo periodo di emergenza basta immaginare ognuno di noi, immerso nella propria zona di comfort che prova a approcciare il mare del cambiamento (nonché l’ ampliamento della propria abitualità) nel quale però entra a piccoli passi, gradualmente. Quando un cambiamento è imposto è come se qualcuno ci spingesse e noi cadessimo in questo mare immenso, senza averlo previsto, senza averlo deciso!
Questo è ciò che è accaduto psicologicamente ad ognuno di noi. Siamo stati catapultati in una realtà sconosciuta e che non ci appartiene; senza la possibilità di decidere per noi stessi, del nostro tempo e del nostro svago.

È un’esperienza spiacevole che comporta la perdita della libertà individuale, la separazione dai nostri affetti e uno stato di incertezza sulla nostra salute e sul futuro.
Siamo costretti e rinchiusi in quattro mura con le stesse facce, con la stessa routine che rischia di mandarci fuori di testa, con la noia che è diventata prepotentemente compagna fedele delle nostre giornate con gli occhi divisi tra lo schermo di un televisore e di un pc.
Grazie all’evolversi della tecnologia sono proprio questi ultimi che ci permettono di rimanere in contatto con chi non possiamo più vedere tutti i giorni; videochiamate e messaggi accorciano le distanze e spesso cancellano quella sgradevole sensazione di solitudine.
Durante il periodo della quarantena infatti, ci sono numerosi fattori di stress che contribuiscono a farci vivere questo periodo di distanziamento sociale in maniera ancor più difficile.
Secondo alcuni studi quanto più è lunga la quarantena, tanto più sarà facile sviluppare sentimenti di rabbia, sintomi di disturbo da stress post-traumatico e comportamenti fobici di evitamento; in modo particolare sembra essere presente la paura di poter sviluppare i sintomi della malattia e infettare gli altri (Hawryluck L., et al. 2004) (Marjanovic Z., et al. 2007).

Ma è da qui che inizia un vero e proprio processo di sopravvivenza, di scoperta di una nuova abitualità entro cui ritrovare il proprio comfort e sembra che paradossalmente ognuno di noi ricerchi l’ essenziale.
Fino a poche settimane fa la ricerca era dell’ eccezionale, vi era l’ ambizione, la dedizione, la formazione, come se tutti puntassimo verso l’ alto.
Ora l’ alienazione di ognuno di noi nei confronti della realtà, nel suo più letterale significato di “prendere la forma di”, quindi, uniformarci a questa grande realtà, ci ha fatto cambiare prospettiva, facendoci puntare verso il basso, verso l’ essenziale, le piccole cose che ora si riscoprono come le più grandi e preziose, uno sguardo, un abbraccio di una persona che amiamo, un sorriso come saluto, un cielo azzurro tutto da ammirare, una passeggiata , tutto ciò che costituisce la nostra, fino a poco fa scontata e ora più che mai amata, libertà.

In un periodo così particolare anche per gli adulti, che devono combinare alla preoccupazione per la situazione la capacità di reinventarsi e trovare qualcosa con cui occupare le proprie giornate, possiamo solo immaginare quanto possa essere difficile fare lo stesso per un bambino.
Fortunatamente la maggior parte dei bambini vive in una famiglia che sta facendo di tutto per tenerli sereni e soprattutto, occupati.
Notiamo l’importanza di trovare qualcosa da fare per i bambini che spesso, se troppo piccoli, non hanno idea del perché ci sia bisogno di stare a casa, perché non possano andare a scuola e vedere i propri compagni.
Chiedono perché non possano andare dai nonni o a giocare al parco, e i genitori devono cercare di spiegare la situazione senza destare una preoccupazione troppo grande per un bambino, devono anche cercare di distrarli con attività di ogni tipo, ma sempre, da fare a casa.

Non è certamente un periodo facile per i genitori con figli piccoli, che sentono sulle proprie spalle la responsabilità di proteggerli. Ma cosa succede ai bambini con bisogni particolari?

Prendiamo per esempio i bambini con disturbi dello spettro autistico. Possiamo affermare con buona certezza che abbiano bisogno di attenzioni particolari da parte dei genitori che già normalmente si destreggiano fra logopedisti, psicomotricisti e terapisti; più i bambini fanno progressi, più i genitori sentono alleggerirsi il peso sul cuore, ma in questo momento è tutto fermo, i bambini sono a casa e la loro responsabilità ricade sui familiari ed in particolare sulle madri, diverse sono quelle che sentono di star perdendo tempo, di star facendo regredire il proprio figlio, trovandosi uno stato psicologico di frustrazione che non deve essere ignorato, se aggiungiamo la difficoltà di dover spiegare ai bambini la situazione, comprendiamo bene la natura di questo stato mentale.

Fortunatamente sono anche molte le famiglie che in qualche modo, seppur non senza difficoltà, riescono a seguire i figli nonostante siano a casa, con attività di supporto all’apprendimento che passino anche dal gioco per mantenere i progressi. Ma quello che preme sottolineare è il senso di abbandono che questi genitori vivono, passare da avere terapie quasi ogni giorno a fermarsi completamente suscita uno stato di impotenza che ha bisogno di essere supportato.
Sarebbe quindi importante seguire queste famiglie con interventi di supporto psicologico per i genitori per fornire loro le linee guida per continuare il proprio lavoro di ausilio ai figli ma soprattutto per aiutarli nel difficile processo di adattamento che inevitabilmente sta investendo anche le loro vite.

La situazione di emergenza che oggigiorno ci troviamo ad affrontare si ripercuote negativamente su molti aspetti della nostra società e uno fra tutti, include coloro che sono affetti da disabilità.
Precedentemente all’avvento di tale pandemia si vedevano già costretti a combattere una guerra contro la discriminazione e le barriere architettoniche che rendono ancor più’ difficile la quotidianità. “Le barriere che le persone con disabilità ed i loro caregiver affrontano potrebbero impedire loro di accedere alle cure e alle informazioni essenziali per ridurre il rischio di infezione da COVID-19.
Le barriere ambientali comprendono la comunicazione del rischio che è essenziale per promuovere la salute, per prevenire la diffusione dell’infezione e per ridurre lo stress nella popolazione, tuttavia le informazioni spesso non sono preparate e condivise per includere le persone con disabilità comunicative.
Le barriere istituzionali riguardano il costo dell’assistenza sanitaria che impedisce a molte persone con disabilità di potersi permettere servizi essenziali e, inoltre, mancano dei protocolli definiti per prendersi cura delle persone con disabilità in quarantena.
Infine, le barriere attitudinali dove pregiudizi, stigmatizzazione e discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, inclusa la convinzione che non siano in grado di contribuire alla risposta delle epidemie o prendere decisioni, possono aggiungere stress alle persone con disabilità e ai loro caregiver durante l’epidemia di COVID-19.”
( Valigiablu – “Coronavirus: gli aspetti psicologici dell’epidemia e cosa fare”)

Prendendo in considerazione lo stato attuale del periodo che stiamo vivendo, siamo in grado di chiederci ed immedesimarci in che stato psicologico queste persone si trovino al momento? C’è qualcosa che ognuno di noi può fare per alleviare il loro status di disagio o sofferenza?

Se la situazione non era semplice prima, figuriamoci ora. In quella che è considerata la “normale vita quotidiana”, le categorie psicologicamente più a rischio e che risentono di più a livello emotivo sono sicuramente coloro che non sono autosufficienti (quindi anche i disabili), gli anziani, le persone sole che non hanno modo di uscire ed avere rapporti sociali durante il corso della giornata ed i malati in generale.
Queste categorie fanno già fatica ad accettare i cambiamenti che devono essere effettuati in modo graduale col fine di essere metabolizzati ed evitare un effetto disastroso e negativo. L’essere confinati nelle proprie mura domestiche, il doversi “accontentare” degli stessi spazi e perdere la propria routine, ha un impatto psicologico devastante sull’individuo, che si ritrova a riorganizzarsi mentalmente, e anche sul percorso di cura a cui era sottoposto.
Proprio l’impossibilità di recarsi presso i centri che si occupano di fisioterapia e riabilitazione, sviluppo delle capacità psicomotorie dei bambini o similari, creano danno anche a chi si prende cura di loro (denominati caregiver). Se, data la situazione attuale, i caregiver devono essere trasferiti in quarantena, è necessario predisporre piani per garantire un supporto continuo alle persone con disabilità che necessitano di assistenza.

Aggiungiamo che il ruolo dei caregiver va considerato anche per gli anziani che necessitano di assistenza quotidiana. Ma se tutto ciò non fosse possibile, chi si prenderebbe cura di loro? Vi sono soggetti che hanno bisogno di assistenza h24, soggetti che richiedono assistenza per terapia fisica domiciliare, altri che ogni tot tempo eseguono programmi di fisioterapia intensiva in regime di ricovero ed è la loro unica speranza per non rimanere a vita su una sedia a rotelle.
Sono proprio i disabili a vivere la peggior situazione di fragilità emotiva e a rischiare di essere maggiormente esposti alla malattia. Così, in questi momenti, l’assistenza psicologica rappresenta uno strumento fondamentale.  Spesso le persone con disabilità motoria nel corso degli anni hanno già attivato una consulenza o un lavoro psicologico a distanza : le nuove tecnologie ci permettono con WhatsApp, Facetime o Skype di fare degli efficaci colloqui non stando a contatto diretto.

In questo momento è sempre più importante garantire il sostegno psicologico a distanza non solo per le persone con disabilità ma per l’intera popolazione. Questa realtà ci sta dando una grande possibilità: quella di captare e fare tesoro di quali siano le cose importanti della vita. Diamo loro valore, teniamole strette, ricordiamocene quando tutto sarà finito.