Università del Salento, Lecce

Da dietro le sbarre

“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.”
(Fëdor Dostoevskij)

Consigliamo:
🎬 La visione della serie-tv “Wentworth” 
📚 La lettura del breve articolo di giornale Saviano: dentro Poggioreale. Se questo è un carcere”  
🎶 L’ascolto delle canzoni “Buonanotte pt.1” di Co’Sang e “You’ve got time” Regina Spektor

L’Osservatorio Repressione, associazione di promozione sociale che ha, tra i tanti obiettivi, anche quello di promuovere studi, ricerche e dibattiti sui temi della repressione e sulla situazione carceraria, già dal giorno successivo allo scoppio dell’emergenza Covid-19, riteneva che proprio la situazione straordinaria fosse la cartina al tornasole dell’assenza di considerazione della popolazione carceraria e delle operatrici/operatori che lì lavorano.  Quello che accade oltre le mura detentive, sembra essere sempre lontano dagli occhi della classe sociale e politica italiana.

È stato proprio il Sindacato di Polizia Penitenziaria (SPP) a denunciare il totale disinteresse del governo ed a proporre l’adozione di limitazioni dei rapporti con l’esterno, rendendo di fatto ancora più repressivi i trattamenti sanzionatori sofferti dai detenuti che hanno prontamente manifestato il loro dissenso.

Anche il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP, dipartimento del Ministero della Giustizia) si è da subito attivato nelle zone dei primi focolai di contagio per sospendere i colloqui familiari, ma senza incrementare quelli telefonici, disponendo il divieto all’accesso di personale esterno come insegnanti e volontari, senza contare però che le persone entrano in carcere tutti i giorni e a tutte le ore, mettendo a repentaglio la vita degli altri detenuti all’interno degli istituti penitenziari.

 

Inoltre, insistere sulla limitazione della libertà personale, in luoghi per niente adeguati a fronteggiare un’emergenza epidemiologica, è un trattamento lontano dalla rieducazione del condannato, contrario al senso di umanità e tale da configurarsi come trattamento inumano o degradante. Infatti, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella nota sentenza Torreggiani del 2013 ha già dimostrato di non ritenere conforme all’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, uno spazio vitale di 3 mq, condannando di fatto l’Italia. Il Comitato di Prevenzione della Tortura (CPT) del Consiglio d’Europa nel suo rapporto sulle condizioni delle carceri in Italia di due mesi fa, in seguito ad un sopralluogo del 2019, ha rilevato che circa 13.800 persone sono detenute in uno spazio vitale fra i 3 e i 4 mq, contrariamente a quanto stabilito nel decreto del Ministero della Salute n.190/1975 che prevede all’art.2 la disposizione di stanze da letto singole di almeno 9 mq e doppie di almeno 14 mq.

Lo stesso Osservatorio Repressione invoca l’amnistia come misura immediata non solo di profilassi, ma come azione dovuta in una situazione di emergenza in cui è messa a repentaglio la salute degli essere umani.

I casi di cronaca dimostrano che le misure di contenimento dell’emergenza adottate nei confronti dei detenuti abbiano registrato delle risposte violente, rivelandosi di fatto inadeguate.

I detenuti nel carcere di Modena si sono opposti alle misure adottate per l’emergenza da coronavirus, alla cancellazione dei colloqui ed alle condizioni di trattamento sofferte nella struttura emiliana; opposizione che sarebbe poi degenerata in rivolta. Gli stessi avrebbero assunto il controllo dell’infermeria e dei farmaci e ne avrebbero poi abusato. Si parla soprattutto di metadone, lo sciroppo oppiaceo usato per la riduzione progressiva della tossicodipendenza. Sei sarebbero stati i decessi tra i detenuti, probabilmente per overdose da farmaci, e tre gli agenti penitenziari feriti tra quelli che hanno preso parte alla gestione di contenimento della rivolta.

 

Anche a Verona ed Alessandria due detenuti sarebbero morti per un’overdose da psicofarmaci, sottratti dalle infermerie durante le rivolte.

A Melfi, una protesta contro le misure restrittive imposte sarebbe presto degenerata ed alcuni detenuti della sezione di massima sicurezza avrebbero sequestrato cinque agenti della penitenziaria e cinque sanitari.

A Roma, invece, alcuni detenuti avrebbero divelto una grata sul tetto del carcere di Regina Coeli, dalla quale sarebbero stati gettati cartoni, giornali e anche un materasso a cui avrebbero poi dato fuoco.

Una rivolta si sarebbe accesa anche nel carcere di Foggia dove sarebbero stati oltre 50 in tutto i detenuti evasi; 36 tra questi sarebbero stati bloccati poco dopo dalle forze dell’ordine. Anche la loro protesta sarebbe iniziata con specifiche richieste: quella dell’indulto e di maggiori garanzie per le proprie condizioni di salute e sicurezza in relazione all’emergenza da coronavirus.

Protestano i detenuti anche nel carcere di Trani battendo contro le inferriate delle loro celle gli oggetti che usano per cucinare. Avrebbero poi bruciato pezzi di stoffa e pagine di giornali prima di lanciarli verso l’esterno.

Un gruppo di familiari dei detenuti del carcere di Secondigliano avrebbero protestato all’esterno della struttura carceraria napoletana; questa volta sono i familiari ad aver posto in atto un blocco stradale per chiedere l’amnistia per i detenuti al fine di evitare un contagio da coronavirus. La stessa protesta sarebbe stata attuata in precedenza anche fuori dalla casa circondariale di Poggioreale.

Proteste e momenti di tensione anche nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere dove alcuni degli ospiti del carcere sarebbero saliti sui tetti della struttura. Stessa cosa sarebbe avvenuta anche nella casa circondariale di San Vittore, a Milano.

I detenuti si sono fatti sentire anche nel carcere di Bologna, Rieti, Prato e nel carcere romano di Rebibbia.

A Palermo alcuni detenuti per protesta contro lo stop alle visite in carcere per l’emergenza coronavirus avrebbero tentato di scavalcare la recinzione dell’istituto di pena per cercare di evadere.

Il Garante nazionale delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, ha espresso sin da subito forte preoccupazione per le proteste verificatesi per diversi giorni nei vari Istituti penitenziari, sfociate talvolta in violenze inaccettabili, con conseguenze gravissime, prime fra tutte la morte di alcune persone detenute.

Le rivolte che hanno interessato gli istituti detentivi italiani, hanno fatto sì che la classe politica si interrogasse sulle condizioni di salute e sui pericoli reali che i detenuti corrono, abitando degli spazi ridotti, nei quali diventa impossibile mantenere qualsiasi distanza di sicurezza.

Infatti, il decreto legge dello scorso 16 Marzo 2020, che dispone misure economiche emergenziali di supporto all’epidemia, ha tenuto conto delle richieste dei detenuti, anche se solo in parte. Nel Decreto-legge “Cura Italia”, il d.l. 17 Marzo 2020, n. 18 sono stati, infatti introdotti gli articoli 123 e 124.

Con essi si dispone che il condannato ad una pena detentiva residua inferiore ai 6 mesi, può essere rimesso in libertà senza dover sottostare alle misure di controllo. I condannati in regime di semilibertà, invece, si vedranno prolungato il beneficio concesso sino al 30 Giugno, in maniera premiale.

Per i minorenni condannati con pena residua inferiore ai 16 mesi è redatto un programma rieducativo, oltre alla misura domiciliare.

Mentre, per i condannati ad una reclusione non superiore ai 18 mesi, che ne facciano richiesta, la misura detentiva può essere eseguita presso l’abitazione del condannato, o in luogo pubblico o privato di cura, assistenza o accoglienza. Stessa cosa può avvenire anche se il termine dei 18 mesi costituisce il residuo di una pena maggiore già espiata in parte. Ciò non si applica a coloro che sono sottoposti a regime di sorveglianza particolare, a coloro che sono stati sanzionati disciplinarmente, anche in relazione agli episodi di rivolta recenti, ed infine a coloro che hanno subìto una condanna a pena detentiva per particolari reati che costituiscono un pericolo per l’ambiente familiare, come i reati di maltrattamento o di atti persecutori.

Misure importanti ma di certo non sufficienti poiché lo stesso decreto precisa che dall’applicazione delle nuove norme non devono derivare maggiori oneri fiscali a carico delle amministrazioni interessate. Infatti, il capo di dipartimento di ogni amministrazione penitenziaria è tenuto a determinare il numero dei dispositivi elettronici disponibili che possono essere utilizzati per l’esecuzione delle misure detentive che il decreto stesso ha convertito in domiciliari.

In relazione alle dotazioni, il criterio per la concessione della misura eccezionale è quello di attribuire priorità ai condannati con pena residua minore.

L’associazione Antigone, che da anni si occupa di garantire i diritti dei detenuti, ha inviato una proposta emendativa ai contenuti degli articoli del decreto legge, insieme a Cgil, Anpi, Arci, Gruppo Abele, Ristretti, Cnvg, Diaconia Valdese, Uisp Bergamo e InOltre Alternativa Progressista.

Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, riferisce di aver appreso, dalla relazione in Parlamento del ministro della Giustizia Bonafede, che i casi di detenuti trovati positivi al Covid-19 sono 15, mentre oltre 200 sono quelli in quarantena. Questo è un dato che preoccupa lo stesso Gonnella, specialmente in relazione alla crescita dei contagi, già esponenziale nel mondo libero e che, in un ambiente come il carcere, dove le persone sono tenute forzatamente a stretto contatto, sarebbe ancor più difficile da controllare ed arrestare.

Le preoccupazioni sono tante perché rimangono ancora pochi coloro che potranno realmente usufruire delle misure premiali straordinarie, in ragione dell’insufficienza dei dispositivi elettronici in dotazione attualmente all’amministrazione penitenziaria ed alla connessa impossibilità di far ricorso a nuovi mezzi economici per ampliare la dotazione stessa.

Lo Stato fallisce la sua missione di rieducazione e riabilitazione, ogni volta che considera il carcere come il contenitore dello scarto sociale, mentre invece in carcere ci finisce chiunque, tra errori giudiziari, aziende in crisi da salvare e la morsa della povertà che spinge verso la disperazione.

Il carcere deve rieducare, perciò non può sbagliare ma deve essere dignitoso ed umano, lo specchio di una società civile, perché l’esempio diretto è il metodo più efficace per imparare. Un detenuto, trattato da essere umano durante la sua detenzione, comprende l’idea che la società si è fatta di lui, comprende che gli viene rinnovata una fiducia piena, comprende di poter ricominciare su strade diverse. L’esempio dei sistemi scandinavi denota una correlazione tra programmi rieducativi, pene meno afflittive e riduzione della recidiva, che, al contrario è altissima quando il carcere non fa sentire utile un individuo.

Lo scrittore Roberto Saviano in un suo articolo pubblicato da Repubblica nel 2015, proprio commentando un servizio fotografico che ritraeva la vita nel carcere di Poggioreale, invitava il lettore ad immaginare di essere chiuso in una stanza, senza alcun progetto o prospettiva, ammassato in una cella.

Oggi più che mai questo invito si fa attuale.

Quanto è lontana dalla consapevolezza sociale la condizione dei detenuti, se ci si trova chiusi in casa da solo poco più di un mese e già si sente di impazzire?

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Coronavirus e carceri: Amnistia come misura immediata di profilassi, https://www.osservatoriorepressione.info/coronavirus-e-carceri/

Coronavirus, carceri, ancora proteste. Tre detenuti morti a Rieti, le vittime salgono a dodici, https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/10/news/coronavirus_carceri_ancora_proteste_tre_detenuti_morti_a_rieti-250829816/

Blitz notturno nel carcere di Melfi, dopo rivolta 60 detenuti trasferiti in tutta Italia, https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/potenza/1212397/melfi-dopo-rivolta-in-carcere-70-detenuti-trasferiti-in-tutta-italia.html

Rivolta per coronavirus nel carcere di Modena: morti per overdose 7 detenuti dopo l’assalto all’infermeria

https://www.ilmessaggero.it/italia/coronavirus_morti_detenuti_carcere_modena_oggi_ultime_notizie-5100480.html

Decreto svuota-carceri: il testo coordinato in Gazzetta, https://www.altalex.com/documents/leggi/2014/03/11/decreto-svuota-carceri-il-testo-coordinato-in-gazzetta

Coronavirus, ecco lo svuota carceri: domiciliari per le pene lievi, https://www.fanpage.it/attualita/coronavirus-ecco-lo-svuota-carceri-domiciliari-per-le-pene-lievi/

Carceri. Antigone: “il Parlamento emendi il decreto Cura-Italia. C’è bisogno di agire subito”, http://www.antigone.it/news/antigone-news/3289-carceri-antigone-il-parlamento-emendi-il-decreto-cura-italia-c-e-bisogno-di-agire-subito?fbclid=IwAR0gq7siXLg8JhFa6gCPdF7dwbvZacTfMp59-AVbpbnGs7e4Tn2Fve_79No

Saviano: dentro Poggioreale. Se questo è un carcere https://www.repubblica.it/cronaca/2015/11/15/news/saviano_dentro_poggioreale_se_questo_e_un_carcere-127389825/?ref=HREC1-10