Università del Salento, Lecce

Ambiente ed ecosostenibilità

“Ora alzali gli occhi al cielo, come sta? Non ci sono più aerei. Quanto ti serve che stia bene per godere dell’ossigeno che respiri?

Guarda un albero, come sta? Guarda l’oceano, come sta? Guarda i fiumi, come stanno? Guarda te stesso, come stai?

Non puoi essere sano in un ecosistema malato. Fermati.” (Darinka Montico)

Consigliamo:
🎬 La visione di questo video: https://bit.ly/3aJclle
📚 La lettura del libro “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono
🎶 L’ascolto della canzone “Earth” di Mogli

L’impatto distruttivo dell’uomo sulla natura si sta ritorcendo inevitabilmente contro l’uomo stesso, che la natura la abita al pari di tutte le altre specie animali e vegetali. La pandemia che stiamo vivendo ormai da settimane ce lo dimostra ed è un grande monito alla specie che si sente padrona del pianeta: il coronavirus ci sta insegnando invece che siamo semplici ospiti, forse anche indesiderati (perlomeno, se continueremo sulla strada dello sviluppo così come lo abbiamo inteso fino a questo momento).

Dobbiamo ripensarci e ripensare il nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda: questo è il grande insegnamento che abbiamo il dovere di fare nostro in questi giorni duri e da qui poi ripartire, invertendo la rotta.

In un rapporto del 2007 sulla salute nel Ventunesimo secolo, l’Organizzazione mondiale della sanità, che pochi giorni fa ha dichiarato la pandemia, avvertiva che il rischio di epidemie virali cresce in un mondo dove il delicato equilibrio tra uomo e microbi viene alterato da diversi fattori, tra i quali i cambiamenti del clima e degli ecosistemi.

Abbiamo modificato interi habitat e invaso e alterato interi ecosistemi vergini e questo ha portato la natura alla ricerca di nuovi equilibri con conseguenze patologiche sulla nostra salute.

Proteggere la biodiversità, combattere i cambiamenti del clima, tutelare e non distruggere le foreste e ridurre il consumo di risorse, soprattutto quello di tipo estrattivo, devono essere le nostre priorità una volta varcata la porta delle nostre case quando tutto questo sarà finito. Non possiamo pensare di riprendere la vita di prima, di imboccare di nuovo la stessa strada e proseguire sulla stessa traiettoria per produrre e consumare sempre di più.

Eppure questi giorni ci stanno già insegnando come fare e hanno messo in evidenza, quasi sbattendocele in faccia mentre siamo rinchiusi nelle nostre case, tutte le nostre contraddizioni: ci stanno educando a vivere col necessario, a comprare locale nelle piccole botteghe o i piccoli alimentari di paese, a limitare gli spostamenti inutili, alla solidarietà e alla cooperazione, alla bellezza degli animali che tornano ad invadere le nostre città e i nostri parchi. Siamo abituati a comprare e comprare, ad alimentare il mercato del superfluo che crea i nostri bisogni inutili.

Allora in questi giorni stiamo comprendendo di cosa davvero abbiamo bisogno: della salute, nostra e di tutto il mondo che ci circonda e stiamo imparando quanto queste siano inevitabilmente interconnesse.

Il mondo continua a vivere senza di noi e ce lo sta ampiamente dimostrando, anzi, vive anche meglio. Ma non possiamo augurarci che questo virus ci distrugga, dobbiamo augurarci che questo virus ci responsabilizzi e ci dia una grande lezione. La riduzione dell’inquinamento atmosferico nelle zone più colpite, e che hanno quindi bloccato la frenesia della vita quotidiana, è stata chiaramente visibile grazie alle immagini satellitari che hanno mostrato un notevole ridimensionamento della nube rossastra nei nostri cieli, indicativa del biossido di azoto. A questo ha contribuito la chiusura delle fabbriche ed il blocco dei trasporti che hanno immediatamente fatto migliorare la qualità dell’aria, nonché ridotto i rifiuti industriali. Anche le immagini dell’acqua limpida della laguna di Venezia sono state emblematiche, è stato addirittura possibile vedere i pesci ad occhio nudo. In generale, comunque, in molte città i livelli di PM10 si sono sensibilmente ridotti.

L’unico aspetto positivo da cogliere di questo virus e di questo periodo a cui ci sta costringendo è quindi la riflessione: dobbiamo pensare ad alternative a questo modello di sviluppo economico, indirizzarci verso sistemi rispettosi della biodiversità, della salute e della dignità di tutti gli ospiti della Terra, verso un’economia che non si misuri solo attraverso il PIL.

Ci è stata data la possibilità di riflettere e riconsiderare il nostro ruolo e la nostra posizione, il nostro impatto sulla natura e l’ambiente. Non possiamo permetterci di costruire tutto come prima una volta che questo periodo sarà finito, e neanche immaginare che il ripristino e la ricostruzione siano immediatamente possibili. Il passaggio sarà faticoso e graduale, ma necessario. Ne va della nostra sopravvivenza e della salute del nostro pianeta.

Allora iniziamo a muoverci nella giusta prospettiva: impegniamoci nella riduzione delle emissioni di co2, cerchiamo di cessare qualsiasi tipo di monocoltura e di abolire l’utilizzo di pesticidi, cerchiamo alternative all’estrattivismo e all’utilizzo di combustibili fossili, aboliamo l’usa e getta e avviamoci verso una vita senza la plastica, controlliamo gli allevamenti intensivi, riduciamo viaggi in aereo e usiamo bici e gambe quando possiamo permettercelo, gestiamo i rifiuti nel rispetto del nostro ambiente, recuperiamo le dimensioni di territorio e di comunità.

Non abbiamo più bisogno di correre e neanche di essere costretti all’immobilità, come adesso. Dobbiamo però rallentare e invertire la rotta, ripensandoci ospiti di questo mondo.